TWENTYFOUR
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Episodes

6 hours ago
6 hours ago
13 min
Giugno 1987, alla parata per il quarto titolo dei Lakers l'allenatore coi capelli all'indietro prende il microfono e fa la cosa che nello sport non si fa mai:"vi garantisco che l'anno prossimo vinceremo di nuovo".
Manterrà quella promessa.
Ma la vera eredità di Pat Riley è un'altra: è stato lui a dare un nome alla forza che raccontiamo da una settimana, definendola una malattia, the disease of more, la malattia del di più per cui "il successo è spesso il primo passo verso il disastro".
Dal padre eterno giocatore delle minors, quattro partite in Major League e basta, alla finale NCAA persa contro la Storia, dalle tre vite prima della panchina allo Showtime, dai Knicks alla Miami dei nove anelli complessivi.
Fino al 22 febbraio 2026, quando i Lakers gli hanno svelato una statua accanto a quella di Kobe. E a quest'estate in cui, a 81 anni, si è preso Giannis Antetokounmpo.
Il capitolo sulla fame si chiude con il suo medico.
LA FAME (5/5) - o mangi, o vieni mangiato.
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2 days ago
2 days ago
12 min
Una palestra di Würzburg, 1993: un adolescente goffo di quasi due metri incrocia un ex capitano della nazionale tedesca che fa il fisico e paragona il basket al jazz.
Nasce il sodalizio più strano di questo sport: niente pesi o schemi ma tiri dopo una piroetta, scherma, palleggi a ritmo di sassofono, notti a dormire in palestra e un calcolo preciso: la parabola perfetta a 47 gradi, da cui nasce il fadeaway su una gamba che cambierà il gioco.
Questa è la storia di Dirk Nowitzki e di Holger Geschwindner: l'umiliazione del 2006, il trofeo di MVP ricevuto da eliminato, la vendetta del 2011 contro i Big Three di Miami - giocata con un dito lacerato e trentotto e mezzo di febbre - ventuno stagioni in una sola maglia, record assoluto, e una statua con incisa la frase che li riassume entrambi: loyalty never fades away.
LA FAME (4/5) - o mangi, o vieni mangiato.
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3 days ago
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10 min
Notte del Draft 1999: mentre a Washington scorrono i cinquantotto nomi, un ragazzo argentino di ventun anni dorme in un albergo in Brasile, ignaro di tutto. Gioca in serie A2 a Reggio Calabria, e in diretta tv il suo cognome devono sillabarlo.
Lo sceglie San Antonio con la penultima chiamata, la cinquantasettesima: svegliato dal suo allenatore, risponde "sei sicuro?". Questa è la storia di Manu Ginóbili: il Grande Slam con la Virtus Bologna, l'oro di Atene 2004 strappato agli Stati Uniti da MVP, l'eurostep regalato al mondo, e la rinuncia che nessuna superstar aveva mai fatto: più di 700 partite iniziate in panchina, per scelta, in cambio di quattro anelli.
La fame che divora perfino l'ego.
LA FAME (3/5) - o mangi, o vieni mangiato.
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4 days ago
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10 min
24 febbraio 2020: la mattina, Sabrina Ionescu - ventidue anni, unica studentessa a cui sia stato chiesto di parlare - sale sul palco dello Staples Center davanti a ventimila persone e a Michael Jordan, per l'addio al suo mentore Kobe Bryant e a Gianna, l'allieva con cui costruiva il futuro del basket femminile.
La sera, dopo un volo charter e il vomito nello spogliatoio, scende in campo contro Stanford e diventa la prima nella storia del college, tra uomini e donne, a raggiungere duemila punti, mille assist e mille rimbalzi.
Nel giorno che il destino e il calendario avevano segnato insieme: 2/24/20, il numero di Gigi, quello di Kobe, il suo.
La cronaca delle ventiquattro ore in cui la fame passò di mano.
LA FAME (2/5) - o mangi, o vieni mangiato.
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5 days ago
5 days ago
22 min
Oggi è il 24 agosto: il Kobe Day, l'8 e il 24 messi in fila. E oggi TWENTYFOUR Stories rompe il format: niente narratore, una lettera, letta al suo destinatario, scritta in italiano perché Kobe Bryant l'italiano non lo capiva, lo custodiva nel cuore: l'aveva imparato da bambino tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia, e l'ha parlato perfino sul palco degli Oscar.
Una lettera che cammina all'indietro: dalle due statue di Los Angeles ai 60 punti dell'addio, dai liberi segnati su un tendine d'Achille spezzato alle palestre vuote delle 4 del mattino, fino al bambino di sei anni che scavalcava il balcone di casa per andare a tirare nel campetto dell'oratorio.
La storia della fame più famosa dello sport mondiale e del posto dov'è nata.
Si apre LA FAME.
LA FAME (1/5)- o mangi, o vieni mangiato.
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Aug 21, 2026
Aug 21, 2026
8 min
Notte tra il 16 e il 17 febbraio 2018, Los Angeles: mentre la città festeggia l'All-Star Weekend, DeMar DeRozan - quattro volte All-Star, idolo di Toronto, cresciuto a Compton imparando a spingere giù tutto quello che sente - è solo in una stanza d'albergo con la porta chiusa a chiave.
Alle tre di notte prende il telefono e scrive su Twitter sette parole.
Questa è la storia della ferita che non si vede in nessuna radiografia, dell'uomo che per primo la mise per iscritto davanti a tutti e di come quella crepa abbia cambiato per sempre il modo in cui il basket parla di salute mentale.
La settimana delle FERITE si chiude con quella invisibile.
LE FERITE (5/5) - quello che il dolore lascia, quando smetti di sanguinare.
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Aug 20, 2026
Aug 20, 2026
9 min
Nel 1974 un ragazzo di ventisei anni, il giocatore più spettacolare del mondo, pronuncia davanti a un giornalista una frase destinata a diventare leggenda: "Non voglio giocare dieci anni nella NBA e poi morire d'infarto a quarant'anni."
Pete Maravich giocherà esattamente dieci stagioni.
E il 5 gennaio 1988, a quarant'anni, crollerà su un parquet per un arresto cardiaco un minuto dopo aver detto "mi sento benissimo".
Questa è la storia di Pistol Pete: i 44,2 punti di media al college senza linea da tre, il padre-demiurgo, la caduta, la pace ritrovata e l'autopsia che rivelò la ferita più nascosta di tutte.
LE FERITE (4/5) - quello che il dolore lascia, quando smetti di sanguinare.
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Aug 19, 2026
Aug 19, 2026
8 min
Febbraio 2007: in un ospedale di Los Angeles, i medici parlano di possibile amputazione a un playmaker di ventun anni, arrivato in NBA dal liceo con addosso il paragone con Magic Johnson.
Il suo ginocchio ha ceduto tutto insieme - crociato anteriore, posteriore, collaterale, menisco, rotula - in un infortunio che nessun giocatore aveva mai subìto, e da cui nessuno era mai tornato.
Questa è la storia di Shaun Livingston: la ricostruzione pezzo per pezzo, le notti con quattro cuscini sotto la gamba, le anticamere della lega di sviluppo e i tre titoli vinti con i Warriors dall'uomo il cui coraggio quel referto del 2007 non era riuscito a misurare.
LE FERITE (3/5) - quello che il dolore lascia, quando smetti di sanguinare.
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Aug 18, 2026
Aug 18, 2026
9 min
Il 17 febbraio 2022, all'aeroporto Šeremét'evo di Mosca, un cane della sicurezza si ferma sulla valigia di Brittney Griner: dentro ci sono due cartucce dimenticate, meno di un grammo di olio di cannabis prescritto per i dolori cronici.
Sette giorni dopo la Russia invade l'Ucraina, e la giocatrice più dominante del mondo diventa una pedina geopolitica: nove anni di condanna, una colonia penale dove i capelli ghiacciano e si cuciono divise per l'esercito russo, e uno scambio finale con un trafficante d'armi soprannominato "il mercante di morte".
Questo è il diario dei suoi 293 giorni — e della ferita che, certe notti, la riporta ancora in quella cella, anche adesso che a casa l'aspettano sua moglie e il figlio nato nel 2024.
LE FERITE (2/5) - quello che il dolore lascia, quando smetti di sanguinare.
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Aug 17, 2026
Aug 17, 2026
10 min
Il 28 aprile 2012 Derrick Rose è il più giovane MVP nella storia della NBA, ha ventitré anni ed è l'idolo assoluto della sua Chicago. Poi un salto d'arresto eseguito un milione di volte, un atterraggio, e ventimila persone che ammutoliscono: il crociato si spezza, e con lui il futuro.
Questa è la storia di cosa succede dopo - le operazioni in serie, il "what if" che diventa un'ombra, i cinquanta punti in lacrime del 2018 - fino alla sera di sei mesi fa in cui la sua maglia è salita al soffitto dello United Center, accanto a Jordan e Pippen, e un vecchio compagno ha pronunciato la frase che apre questo capitolo: quello che abbiamo passato è il nostro trofeo.
Con oggi, si aprono LE FERITE.
LE FERITE (1/5) - quello che il dolore lascia, quando smetti di sanguinare.
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